Il nuovo DDL concorrenza: cosa cambia per gli avvocati
Sembra che in rete non si parli d'altro: il nuovo DDL concorrenza, appena approvato cambierà radicalmente la professione forense? A ogni riforma (se di riforma si può parlare), si grida al "MIRACOLO!", con note di giubilo da parte di molti professionisti che vedono nelle nuove norme uno spunto per un cambiamento radicale della professione forense. Cosa cambia, però, con queste nuove norme, introdotte dal Governo Renzi? Si tratta di una vera riforma, o dell'ennesima volontà di cambiare, che, però, in concreto si tradurrà in tanto fumo e niente arrosto? A voi lettori l'ardua sentenza. IL TESTO INTEGRALE DELL'Articolo 26 (Misure per la concorrenza nella professione forense) "1. Al fine di garantire una maggior concorrenzialità nell’ambito della professione forense, alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 4, al comma 3, il quarto periodo è soppresso; b) all’articolo 4, il comma 4 è abrogato; c) all’articolo 4, al comma 6, le parole «ai commi 4 e 5» sono sostituite dalle seguenti: «al comma 5»; d) dopo l’articolo 4, è aggiunto il seguente: «4-bis. (Esercizio della professione forense in forma societaria) 1. L’esercizio della professione forense in forma societaria è consentito a società di persone, società di capitali o società cooperative iscritte in una apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società. 2. Anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale. L’incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente. 3. La responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione. 4. Le società di cui al comma 1 sono in ogni caso tenute al rispetto del codice deontologico forense e sono soggette alla competenza disciplinare dell'ordine di appartenenza». g) l’articolo 5 è abrogato; h) all’articolo 13, comma 5, le parole «a richiesta» sono soppresse" Ma cosa cambia, in parole povere? 1) è stato abolito il divieto di costituire delle Società di capitali fra avvocati; 2) l'avvocato potrà autenticare una Scrittura Privata di costituzione di una SRL con capitale sociale inferiore a 10.000 euro (competenza che prima era ad appannaggio dei Notai) 3) l'avvocato, ora, ha l'obbligo di presentare, al cliente, un preventivo per iscritto (mentre prima era una facoltà, molto caldeggiata, per così dire). Ebbene, quanto alla prima riforma, è opinione dello scrivente che non sia una riforma, e nemmeno sia una novità richiesta dagli avvocati, i quali, sempre di meno, e con sempre meno entusiasmo, stanno aderendo alle Associazioni fra professionisti. Fra i colleghi con cui ho parlato e con cui mi sono confrontato, vuoi per amicizia, vuoi per motivi professionali, vuoi, semplicemente, a seguito di "due chiacchiere" scambiate fra i corridoi del Tribunale, non ho riscontrato nessuno che avesse espresso il desiderio di potersi mettere in società con altri colleghi, e fra quelli che avevano già costituito delle Associazioni professionali, nessuno pareva essere particolarmente soddisfatto, in quanto, da un lato, i benefici paiono essere davvero pochi, rispetto alle aumentate incombenze e ai grattacapi che un associazione comporta. Attendiamo gli sviluppi; magari mi sbaglierò (e spero ci sbagliarmi), e fra qualche mese vedremo fioccare STUDIO LEGALE PINCO PALLINO SRL come funghi, ma dubito. Quanto alla seconda novità, io sono sempre d'accordo nel "depauperare" il Notariato di talune competenze, a favore della Avvocatura. Non me ne vogliano i Notaio, ma la figura del Notaio è, oramai, una figura obsoleta e vetusta, che può essere sostituita dagli avvocati, come è successo oramai in quasi tutte le Nazioni del mondo. Magari la riforma non prenderà piede immediatamente, ma, con la giusta pubblicità (sempre che i Notai non insorgano), tale novità potrebbe introdurre nuove opportunità di business per gli avvocati. Vediamo e poi giudichiamo. Quanto, infine, all'OBBLIGO di presentare un preventivo scritto, ammetto che il mio studio già lo fa da tempo (più che altro per evitare discussioni con i clienti, soprattuto quelli più ostici), ma, diciamoci la verità: ci sono cause e clienti per i quali è sempre complesso (a voler essere riduttivi) fare un preventivo, figuriamoci farlo per iscritto. Certo è che, un preventivo scritto aumenterà la chiarezza e, di riflesso, diminuirà le "sorprese", a tutto vantaggio per il cliente, ma, quello che non mi spiego, è l' "obbligo", soprattutto quando, a rimetterci, nella stragrande dei casi è l'avvocato stesso, che, nei suddetti casi, rischia di non vedersi onorata la propria parcella. Attendiamo che le riforme prendano piede, e poi valuteremo la loro portata e se, davvero, si tratta di riforme o di semplice FUFFA!