La ABA (American Bar Association) obbliga gli avvocati a essere "esperti" in tecnologia
La ABA (American Bar Association) obbliga gli avvocati a essere "esperti" in tecnologia lo sappiamo, in fatto di tecnologia, gli americano sono avanti a noi in molti (anzi moltissimi) campi, e di recente, la ABA (la American Bar Association - in pratica, l'equivalente del nostro Consiglio Nazionale Forense) ha di recente aggiunto, nel codice deontologico americano l' "obbligo per gli avvocati di essere 'esperti' in ambito tecnologico". Ovviamente, la norma deontologica non si parla di quale livello di competenza possa essere definito "esperto", e come questo vada valutato, in concreto ma è interessante vedere come altre nazioni e altre associazioni forensi stiano implementando la tecnologia con la vita giuridico-forense. Non sono propriamente d'accordo nell' imporre un "grado" di proficiency tecnologica a un avvocato, ma è interessante analizzare gli sviluppi che tale imposizione potrebbe portare, qualora il nostro CNF adottasse un simile provvedimento. Tanto per iniziare, pur non imponendo l'obbligatorietà di avere un grado di competenza tecnologica, il PCT (ovvero il Processo Civile Telematico) ha fatto sì che tutti gli avvocati debbano imparare a utilizzare il proprio computer per effettuare i depositi in cancelleria. Il punto merito una discorso a parte, dal momento che io, che mi ritengo uno "smanettone" ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie per installare correttamente tutti i driver, le firme e dispositivi, sul mio MacBook, per potere validamente utilizzare e accedere al sistema informatizzato. Sarebbe interessante vedere come se la cavano gli avvocati più "stagionati" che ancora scrivono gli atti a mani, e poi hanno i collaboratori che trascrivono su PC gli appunti e le correzioni del proprio dominus. Ma vi è di più, e per vedere come la ABA sia molto più attrezzata e "technology-friendly" (anzi, technology-oriented) rispetto al nostro illustre CNF, basterebbe recarsi sul sito http://buyersguide.americanbar.org per accedere a moltissime risorse tecnologiche, fornite proprio dalla associazione. Se, per converso, si accede al sito del CNF (http://www.consiglionazionaleforense.it/site/home.html) non vi è nulla di simile (anzi, direi, senza tema di essere smentito, che il sito è proprio non-user friendly e difficile da navigare. Ma la tecnologia non è un miraggio soltanto per noi avvocati, e le istituzioni amministrative, che in teoria dovrebbero dotarsi di siti di facile accesso, con sistemi informatizzati tali da ridurre tempi, personale e risorse, pur mantenendo un buon servizio al cittadino, utilizzano sistemi che non soltanto non raggiungono lo scopo, ma riescono, se possibile, a complicare le cose. Giusto per fare un esempio, l'altro giorno stavo iscrivendo la mia figlia più piccola al nido comunale. Per farlo, avrei dovuto compilare un modulo online (unica procedura consentita). Accedo al sito, sicuro che nel giro di pochi clic sarei stato in grado di concludere la procedura, quando, per converso, arrivo a una pagina che mi dice "non sei un utente certificato". Come faccio a essere un utente certificato, per poter iscrivere mia figlia all'asilo nido? devo recarmi in Comune, in via Larga, e ottenere un codice per accedere ai servizi on line, iscrivermi (di nuovo), e poi rifare la procedura di iscrizione. Ma mi chiedo: se devo recarmi in Comune per ottenere il codice per potermi iscrivere al sito internet del Comune, perché esiste il sistema informatizzato dell'invio delle domande, mediante il sito internet? non potevano, direttamente, rendere un modulo scaricabarile, da compilare, che poi avrei consegnato alla funzionaria del Comune, la stessa che, magari, mi avrebbe dovuto dare il codice per accedere al sito internet? Insomma, poi ci chiediamo come vengono spesi i soldi dei contribuenti: invece di spendere i soldi per pagare una persona che riceva il mio modulino di iscrizione, il Comune li ha spesi per pagare qualcuno per fare il sito internet, uno che legga i dati inviati attraverso il sito internet, e uno che mi dia il codice per accedere al sito, attraverso cui inviare il modulo di iscrizione. Lungi da me dire che negli Stati Uniti si sta meglio (anche loro hanno le loro "gatte da pelare" e le loro problematiche, ma purtroppo, la tecnologia, in Italia, fatica a entrare nelle "vecchie" istituzioni. Speriamo che il CNF e gli Ordini prendano spunto dall'ABA e inizino a rendersi conto che la tecnologia è parte della professione forense, e che è arrivato il momento di modernizzarsi (anzi, di stare al passo coi tempi). Mi riferisco, soprattutto, ai recenti divieti , per gli avvocati, di scrivere i propri recapiti, accanto al proprio nome, dopo un articolo pubblicato su una rivista o un quotidiano (per ora soltanto cartaceo, ma attendiamo, a breve, l'estensione a testate on-line), in quanto tale "attività" costituirebbe un illecito accaparramento di clientela. Valli a capire! Meditate, Baroniā€¦ meditate!